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historia y actualidad

 

Archivo de Febrero, 2011

ESCRIBE MARCELLO FAGIOLI

NUGAE

1. (riflessioni e ricordi di un vecchio emigrato)
MARCELLO FAGIOLI

Prima parte
Homo insciens
L’uomo chiamò se stesso homo sapiens, ma è stato troppo presuntuoso.
In un dizionario latino leggo, sapiens: intelligente, ragionevole, prudente, saggio e, pensandolo bene, nessuno di questi termini si addice all’uomo, oggidì.
Poi c’è l’altra definizione: re del creato. Ma se fino a qualche decennio fa non avevamo nemmeno un’idea dell’immenso universo che ci circonda e che le sonde spaziali non ci hanno ancora rivelato a sufficienza!
Non è neppure il caso di parlare dell’atomo, che oggi sembra essere costituito da un numero tanto grande di particelle che Fermi, un grande della fisica moderna, non poté trattenersi dall’esclamare: se l’avessi immaginato mi sarei dedicato alla botanica , riferendosi all’enorme numero di specie vegetali.
E sembra che il Creatore non avesse, neppure lui, molta stima delle nostre capacità. Ha dato all’uomo la ragione, ma non se ne è fidato per far funzionare l’organismo. Infatti gli apparati: respiratorio, circolatorio e tutti gli altri, che per milioni d’anni non abbiamo neppure sospettato che esistessero, sono autonomi.
A me capita, quando sono solo, di dover riscaldare o cucinare qualche vivanda e spesso, se sto leggendo o facendo qualcosa che mi interessa veramente, me ne ricordo solo quando sento odore di bruciato.
Cosa succederebbe se accadesse la stessa cosa con un apparato circolatorio, dipendente solo dalla mia volontà?
“Al di là del bene e del male”
La mia compagna mi ha lasciato, dopo cinquant’anni di vita in comune.
La senilità può dar origine a malattie terribili, che portano alla perdita della capacità di vivere degnamente. Ma io volevo che lei stesse ancora accanto a me. E quindi continui ricoveri in clinica e una quantità incredibile di medicine. Gli orari di una vita normale sostituiti dalla necessità di assumere pastiglie ad intervalli costanti.
È poi le necessità di alimentarla. Prima un sondino naso-faringeo, poi la sonda gastrica, completata dall’uso di una grossa siringa e l’istallazione di una guida centrale per l’idratazione mediante siero. E gli orari, la stanchezza crescente nei mesi successivi, il bisogno sempre presente di un sonno riparatore. È poi i medici sempre meno solleciti, dopo le prime visite, una volta che si sono resi conto della gravità della malattia.
Ma io la volevo accanto a me ancora per un po’ di tempo, sempre un po’ di tempo ancora. E, visto che non poteva parlare, volevo che almeno accennasse un sorriso. È pretendevo che le assistenti la facessero sorridere, anche se per poco. Era l’unico indizio che mi faceva pensare, che mi faceva sperare che fosse d’accordo con me, per vivere ancora un po’.
E la lotta era continua, giorno dopo giorno. Lotta contro chi? Contro cosa?
Lotta inutile. Però alcune volte lei sorrideva.
Mi hanno scritto che ciò che si fà per amore è sempre al di là del bene e del male. Chissà perché si cita con tanta frequenza Nietzsche, quando i suoi scritti sono così pesanti da leggere. Ma i titoli dei suoi libri sono splendidi: La gaia scienza, Così parlò Zaratustra, Il crepuscolo degli idoli, Ecce homo.
Poesia, filosofia e speranza
Si può scrivere ciò che si vuole ma alla fine dello scritto ci deve essere sempre accennata una speranza. Nessuno vuole leggere scritti che non suscitino speranza. Anche i romanzi gialli, con il morto, suscitano speranza, perché l’assassino è sempre punito.
I canti di Leopardi sono poesia, pittura e musica, tutt’uno all’inizio, ma hanno sempre un finale amaro. Non c’è speranza.
Croce scrisse che la categoria poesia è una cosa e la categoria filosofia un’altra e che Leopardi le ha confuse.
Sarà… ma!

Intelligenza è capire
Sono passati più di quattro milioni d’anni da quando l’ardipithecus ramidus visse in Etiopia e, forse, diede origine a discendenti che a loro volta diedero origine all’homo sapiens. Viene il mal di testa quando si cerca d’immaginare un tempo così lungo, ma tutto questo tempo è stato necessario per arrivare ad un umano con un po’ d’intelligenza e qualche sentimento, che lo differenzi da tutti gli altri animali
Ma forse non è così.
Alcuni anni fa camminavo fuori città per una passeggiata e, se possibile, per cacciare qualche animale con un fucile di piccolo calibro che portavo con me. Non incontrai selvaggina degna di questo nome. Solo alla fine, già sulla via del ritorno, due grossi uccelli volarono da un albero all’altro, sul bordo della strada.
Quando sparai, uno dei due cadde al suolo. L’altro fuggi, volando sino all’albero seguente, lontano una decina di metri. A questo punto si voltò verso di me e cominciò a gridare. Sembrava che protestasse con tutto il fiato che aveva. E man mano che avanzavo lui volava sull’albero seguente, allontanandosi e gridando sempre più forte. Era disperato.
Non è questa intelligenza? Non è sentimento? Il povero uccello aveva capito che il suo compagno era morto e si ribellava e gridava. Era l’unica cosa che poteva fare. Non riesco a capire come Cartesio potesse affermare che il dolore, negli animali, non è vero dolore, ma solo un riflesso.
Sono stati necessari milioni di anni per l’uomo e sicuramente anche per quell’uccello, per arrivare all’intelligenza. E milioni di anni sono tanto, tanto tempo. Le matematiche che si usano per studiare il comportamento di particelle molto, ma molto piccole, oltre certe dimensioni, sembrano indicare che il tempo si confonde, a questo punto, con lo spazio. Chissà cosa significa. Forse, in queste dimensioni , milioni di anni non sono poi tanto tempo. Arrivati a questo punto meglio non pensare.
Io ho trascorso molto tempo della mia vita lavorativa a far calcoli con una calcolatrice manuale. Non c’era il PC ed ho passato altrettanto tempo a leggere. Ho osservato quanto appaiono semplici le cose che si sanno veramente. Tutto quanto è complicato e difficile da intendere ci dice che in realtà non conosciamo l’argomento. Sino a poco tempo fa si sorvolava su questo scrivendo in latino, per es.“vis vitalis” o “ipse dixit” o usando frasi fantasiose come “generazione spontanea”.
Ai nostri giorni il trucco non funziona più.

Serenità
H. Hesse ha scritto un piccolo libro che narra la vita di Siddharta, un eremita che si incontra con il Budda, l’illuminato. Questi promette insegnargli cos’è il dolore e come evitare il dolore, ma Siddharta, anche lui illuminato, gli risponde che lui non cerca questo.
Lui cerca la verità.
Poi Siddharta scopre la vita mondana, che abbandona per vivere nuovamente da eremita presso un fiume, in cerca della verità. È l’unica verità che scopre è l’unità. L’unità del fiume, con le sue sorgenti tra le montagne, le acque correnti verso le pianure, la foce. E lui intende che c’è una unità del tutto. Ogni cosa fà parte di un tutto e anche l’uomo fà parte di un tutto.
Questa sembra essere la verità. Ma questa verità può dare la serenità ? L’uomo spera solo poter raggiungere la serenità. Ma è difficile.
Recentemente, Teresa di Calcutta rassicurava le sue consorelle dicendo loro che lei viveva serena e fiduciosa. Ma le lettere che scriveva al suo vescovo, rese note dopo la sua morte, e che lei non riuscì a far bruciare mentre era in vita, rivelano disperazione.
Perché Dio è silenzioso? E chiama Cristo “il grande assente”.
Dubbi…sempre dubbi!
Benedetto VI, visitando il campo di Auschwitz, ha esclamato: Signore… come hai potuto permettere questo?
Non dubbi ora, ma rimprovero.

Solo favole
Tutti gli organismi sopravvivono per merito dell’apoptosi. Le cellule vecchie e difettose ricevono l’ordine di morire e vengono sostituite da cellule giovani e sane.
L’organismo sopravvive , ma le singole cellule muoiono e sembrano non avere molta importanza. La stessa cosa avviene nell’ambito delle specie. La sopravvivenza degli individui sembra non avere importanza. È importante solo la sopravvivenza della specie. Ma poi, dopo un lungo tempo, anche le specie scompaiono.
Allora cos’è importante veramente?
La cellula, l’individuo, la specie sono parte di un tutto. Questo è importante. È questo che dice Siddharta? Se così, forse aveva ragione Budda ad insegnare cos’è il vero dolore e come evitarlo, perché è meglio evitarlo. Non possiamo far altro. E non si dovrebbe aver paura della morte e di un aldilà misterioso, che non è altro che il ritorno a quel tutto originario, che tanto spaventa l’uomo e forse anche ogni altro animale. È quello spavento ci induce ad accettare e dire di credere tante favole che , in fondo, sappiamo sono solo favole.
Bellissime favole quelle che gli antichi ebrei scrissero nei loro libri. Ma poi vennero i profeti , si organizzò una chiesa e la burocrazia, e tutto divenne un incubo per la vita quotidiana degli uomini. Dominare e non dare spiegazioni e serenità, divenne il fine.

“La cosa in sé”
Sant’Agostino, vescovo d’Ippona, nel Nord’ Africa, era un kantiano ante litteram.
Infatti mentre passeggiava sulla spiaggia, meditando sulla trinità, incontrò un fanciullo che, con una conchiglia, secondo un quadro del Botticelli, raccoglieva acqua dal mare e la versava in un buco nella sabbia. Quando Agostino chiese cosa stesse facendo, rispose:
-Voglio mettere il mare in questo buco.
-È impossibile… esclamò Agostino.
-E perché allora tu vuoi intendere il mistero della trinità? E il fanciullo scomparve.
Anche Kant afferma l’impossibilità di conoscere la “cosa in sé”. Si può conoscere solo come consentito dal modo di funzionare, dalla fisiologia del nostro cervello . Chissà quant’altre verità esistono nell’universo che noi non sappiamo, né possiamo immaginare. Un indizio ci è dato dalle radiazioni cosmiche che penetrano dappertutto, anche nelle rocce e che noi non sentiamo, né vediamo. Possiamo solo registrarle con apparati. E chissà quanti organi e quanti apparati ci mancano ancora per aver sentore di altre realtà. Che peccato non poter dormire per cent’anni e poi svegliarsi. Quante conoscenze nuove ci sarebbero!

“Il vecchio…e la guerra civile”
Oggi ho incontrato un conoscente. Un emigrato molto vecchio. Da giovane non era molto alto, ma ora è rimpicciolito. Ed ha saputo dire solo: Buon giorno! Come sta? È la salute? È pensare che era una testa matta, fuggito dall’Italia nell’immediato dopoguerra perché seguace di Mussolini durante la Repubblica di Salò. Molto giovane ed entusiasta del fascismo, lui e i suoi compagni. E quanto fervore, quanto amor di patria! Quanta ricerca di avventure! Un vero guerriero. E che delusione, che dolore veder svanire i sogni, coltivati per tanti anni, d’un Duce guida, sempre vittorioso e d’una patria grande. Ora stava davanti a me, curvo e rimpicciolito, col passo esitante, incapace di sostenere una qualsiasi conversazione.
Questo è ciò che aspetta l’uomo alla fine della vita. E non è neppure il finale peggiore.

Gastronomia barbara
Sul finire della guerra, la seconda guerra mondiale, le truppe americane occuparono Fabriano, nelle Marche e, tra le altre cose, si fecero carico dell’ospedale.
Un giorno ero andato a trovar mio padre che lavorava nell’ospedale e, nei corridoi, vidi i carrelli nei quali venivano portati gli alimenti agli infermi. Che sorpresa! Nei piatti c’erano spaghetti, ma erano stracotti, come si poteva osservare guardando il loro spessore. Noi diciamo: colla per manifesti . E, a lato, una buona porzione di marmellata.
Spaghetti con la marmellata! Una cosa inaudita, mai vista. Duemila anni di tradizioni culinarie stravolti tanto irresponsabilmente! Ebbero un bel dire, i medici, che gli infermi hanno bisogno di calorie e che…
Per me, questa sì, era una cosa da eretici.
Recentemente ho ascoltato che un sud-americano voleva mangiare la pizza con il pane e che, non essendocene in casa, uscì per andare a comprarne. Come è possibile, io dico! Credo che la scomunica debba contemplare questi casi e solo questi. Non gli altri.

Pirandello
Che voglia di vivere si ha quando si esce da una grave malattia!
Anni fa, mi ammalai, mi internarono in una clinica, mi operarono. La guarigione fu lenta e difficoltosa. E un giorno la mia compagna portò una nipotina a visitarmi.
-Povero nonno, come è mal ridotto! Prima aveva una casa grande ed ora questa è piccola. Non ha neppure la cucina…esclamò la bambina.
Come cambia la realtà, cambiando il punto di vista. Per lei, importanti erano la casa grande e la cucina, non l’infermo, che stava meglio.
Pirandello, che affermava questo, all’inizio del secolo scorso, merita una maggiore considerazione. Bisogna rileggere: Così è (se vi pare).

Epigoni
Bisognerebbe studiare i sentimenti dei discendenti degli italiani che vivono in Argentina.
In alcuni casi si osservano grandi manifestazione d’amore per l’Italia. Altre volte un cupo risentimento, anche se raramente esteriorizzato.
È vero, i loro padri, i loro nonni furono obbligati ad emigrare. Lasciarono miseria e trovarono duro lavoro, nei vasti campi argentini. Alcuni sono riusciti ad emergere, molti no. Solo dopo una o due generazioni i discendenti si sono sistemati con un impiego, una professione o con una terra agricola. Ed i vecchi ne erano orgogliosi. Mio figlio, il dottore, era una frase che s’ascoltava spesso. L’Italia aveva abbandonato gli emigrati. Loro s’erano fatti strada da soli, in una forma o nell’altra. E i loro figli e nipoti si erano sistemati degnamente.
Ma figli e nipoti ricordano. E molti non amano che si rammenti loro l’origine…le radici. Dicono di capire quando si parla loro in italiano. Ma non è così. L’Italia, con i suoi millenni di civilizzazione, con la sua cultura irripetibile, che lascia stupefatti quando ci si avviciniamo ad essa, non ha saputo far sì che i suoi epigoni conservassero la lingua d’origine.

“L’uomo, la bestia…ed il mantello”
Noè, il patriarca, fu ben consigliato e piantò la vite. Fu mal consigliato e si ubriacò. Noè era solo, ubriaco e nudo come un verme, in una stanza. Due suoi figli presero un mantello e, camminando all’indietro per non vedere la nudità del genitore, lo raggiunsero e lo coprirono.
Si ha l’impressione, leggendo il sacro testo, che il male consistesse nella nudità dell’uomo più che nella ubriachezza. Forse il vestito era, a quei tempi, ciò che rendeva più manifesta la differenza tra l’uomo, anche lui un animale, e la bestia.
Era l’evidenza della supremazia. Era l’evidenza dell’intelligenza.

“Perch’i’ no spero…”
Perch’i’ no spero di tornar giammai…
Neanch’io spero di tornar giammai a vivere quei giorni lieti, sereni: come quando c’eri tu…
Che differenza c’è tra un verso di Cavalcanti e quello di una canzone napoletana?
Cinquecento anni, sì, ma la stessa malinconia, la stessa voglia di piangere.

Fede ed economia
Riscaldamento globale, chiamano le irregolarità atmosferiche che stanno minacciando il mondo. E hanno dato un premio Nobel a un politico che fà propaganda per risparmiare energia e diminuire, solo diminuire, l’inquinamento. Case ecologiche, utilizzazione del vento e del sole, cattura dell’anidride carbonica e del metano, conservazione dei residui vegetali in superficie e tanti altri accorgimenti. Anche la semina diretta, in agricoltura, serve.
Non sarà questa una maniera di cambiare tutto, affinché tutto rimanga come prima, secondo una felice frase di Lampedusa?
È nessuno sembra accorgersi che il vero problema, quello di fondo, è un altro. Gli uomini che abitano questo nostro mondo sono ormai troppi. Settemila milioni sono molti. È tutti vogliono viver bene e, per ottenere benessere, causano molti danni. Contaminano la terra, l’aria e l’acqua.
Si può risparmiare energia e quindi petrolio, gas, carbone. Si può diminuire la contaminazione ma, in un prossimo futuro, aumenterà la popolazione. Aumenteranno i consumi, aumenterà di nuovo la contaminazione ed il problema sarà sempre più grave
È un circolo vizioso dal quale non si esce, se non si delimita bene la causa. Ma di questa causa si evita parlare, per motivi di fede e d’economia. Le principali fedi predicano la riproduzione, ora, come nei millenni trascorsi, quando il mondo doveva ancora essere popolato dall’uomo.
Ed in economia ci si domanda come si potrà dar lavoro, aumentare le produzioni ed i profitti con una popolazione in diminuzione. Che bel dilemma!
Ma le autorità deviano l’attenzione sul riscaldamento globale e sul risparmio del petrolio. Tutte cose che non limitano la crescita della popolazione mondiale e quindi dei consumi, e non infastidiscono le autorità religiose.
C’è qualcosa, nelle leggi economiche attuali, che porta alla distruzione.

Cavalieri dell’aria
Hitler, un allievo di Mussolini, utilizzò la retorica ed il nazionalismo per ottenere il potere e porre ordine nel caos economico del dopoguerra, in Germania.
Ma c’è un fatto che raramente viene ricordato. Verso la fine della prima guerra mondiale, quando già tutti erano convinti della sconfitta, l’esercito tedesco era demoralizzato. Per conservarne il controllo, il comando degli imperi centrali ebbe una grande idea. Scelse, tra i militari, persone capaci di parlare, capaci di convincere con il loro carisma. Diventati bravi retori, avrebbero dovuto sollevare l’animo dei soldati. E si insegnò loro la retorica che, nell’antica Grecia ed a Roma, aveva dato tanti buoni risultati.
Ma tra loro c’era un certo Hitler che, dopo la disfatta, continuò ad ad arringare la gente, nelle piazze, nelle birrerie, nei bar. È la retorica ancora una volta diede risultati. Nacque un movimento, poi un partito che conquistò il potere. Seguì la guerra e la distruzione.
Tra i primi aderenti al movimento di Hitler c’erano molti militari ed anche un certo Goering che era stato il secondo del barone rosso , von Richthofen, l’ eroe della nascente aviazione, che tutto il mondo ammirò ed ammira ancor oggi. Un cavaliere dell’aria che, dopo aver abbattuto un aereo nemico, scese a terra e brindò con il vinto, rimasto in vita. Ed anche Goering fu un eroe, accettato come tale nel partito nazista, non più ammirato dopo la seconda guerra mondiale.
Come è possibile che siffatti eroi cambino col tempo e le circostanze, sino a divenire nemici dell’umanità?

Eterno ritorno
Giambattista Vico affermò che la storia non fà progressi, ma è solo il ripetersi di corsi e ricorsi, sempre uguali. È l’eterno ritorno degli stoici greci.
Cesare distribuiva grano al popolo romano. Poi gli imperatori adottarono la pratica del panem et circenses, sempre con il proposito di mantenere tranquilla la popolazione.
Ai nostri giorni, in Argentina, lo stato ha assegnato una grossa somma di denaro al finanziamento delle trasmissioni televisive di partite di calcio. Si è voluto assicurare lo spettacolo a tutta la popolazione, a ricchi e poveri. Sono i nuovi circenses. Al panem si provvede da sempre con continui piccoli aumenti delle mensilità.
Anche questo è un eterno ritorno

La ricerca
Tutti gli anni la televisione italiana trasmette uno spettacolo per raccoglie fondi e sostenere la ricerca. Mi sembra ricordare che, alla fine della serie di trasmissioni di quest’anno, la cifra raccolta raggiungesse i trenta milioni di euro. Bene, molto bene, pensai immediatamente.
Ma quando, dopo qualche giorno, ascoltai delle trattative di una squadra di calcio per comprare un giocatore per una somma maggiore, mi arrabbiai.
No, così il mondo non può andare avanti. Ci sono tanti problemi che affliggono l’umanità. Così non si può, non dico fermare, ma neppure frenare il degrado terrestre.
E le magnifiche sorti e progressive?
Solo la ricerca può aiutare, ma è costosa. Risultati importanti si ottengono dopo decenni e non sempre sono un buon affare. Ma, almeno per una volta, bisognerebbe dimenticare il denaro.
È poi c’è da studiare l’immensamente grande e l’ immensamente piccolo che, per ora, possiamo solo intravedere.
Quando nel 1969 la NASA riuscì ad inviare una capsula spaziale sulla luna, alcuni giornali affermarono che sarebbe stato meglio spendere l’enorme somma, investita nell’impresa, per costruire ospedali. Non è così. Meglio sarebbe stato utilizzare, per le ricerche spaziali, somme prelevate dai bilanci delle forze armate.
È una utopia, lo so bene. Ma le utopie aiutano a vivere.

Imperativa categorico
Quando frequentavo il secondo liceo avevamo un professore di matematica che era un ingegnere, dall’aspetto atletico e sempre elegantissimo.
Una volta lui ci raccontò lo sua storia. Da giovane, ancora studente, faceva atletica. Ed era molto bravo.
Finita la scuola secondaria dovette decidere. O iscriversi all’Università, o dedicarsi allo sport. Aveva intenzione di fare sul serio e quindi non poteva fare le due cose. Non ne avrebbe avuto il tempo.
Alla fine scelse l’università ed entrò a lavorare in una fabbrica d’armi. Era giovane, la vita era bella, il lavoro ottimo ma, un giorno, provando un fucile, questo scoppiò e lui rimase quasi cieco. Salvò un poco della sua vista, ma nei suoi occhi si vedevano alcuni quadratini di tessuto inserito.
Riuscì ad avere un incarico d’insegnante. Ma quando scriveva sulla lavagna i numeri e le lettere erano molto grandi. E grandi erano i numeri che scriveva sul registro, dopo un’interrogazione. Tutti gli alunni della classe sapevano quali erano i loro voti. Era sufficiente stare in piedi a lato della cattedra per leggerli comodamente. Ma io lo ricordo soprattutto per alcune cose che ci diceva.
- Non bisogna comportarsi bene per paura dell’inferno… Essere onesti non basta, perché anche i criteri dell’onestà possono variare con il tempo e le società. Semplicemente si deve fare ciò che sappiamo di dover fare.
Era l’imperativo categorico di Kant spiegato al popolo. Ma noi non lo sapevamo. In filosofia non eravamo ancora arrivati a studiare Kant.
Cogito, ergo sum
Cogito, ergo sum. Tutti conoscono l’intuizione di Cartesio.
Ma ho trovato un libro dal titolo: Sono, quindi penso.
Mi sembra più logico.

Il giardino zoologico
Adamo ed Eva vivevano felici nell’Eden, insieme agli animali, tutti mansueti.
Poi Adamo ed Eva conobbero il bene ed il male. Si differenziarono dagli animali e furono cacciati.
Non so dove ho letto questa conclusione: allora, in origine, uomini e animali non erano diversi.
Il paradiso terrestre non era altro che un grande giardino zoologico!

Giovanni Papini
Senza averne un particolare motivo, oggi mi sono ricordato di Giovanni Papini. Scrittore fiorentino della prima metà de ‘900, fece molto chiasso negli ambienti letterari, sia da giovane che da vecchio.
Dapprima anticlericale, poi clericalissimo, dopo la seconda guerra mondiale scrisse un libro nel quale affermava che Dio avrebbe perdonato, alla fine, l’umanità intera e chiuso l’inferno. Dopo più di cinquant’anni, credo sia stato chiuso il limbo, ma non ancora l’inferno.
Si sa, queste decisioni richiedono tempi lunghi!
Era un’epoca in cui la chiesa dominava in Italia e, naturalmente,non poteva permettere tali affermazioni. Ricordo che molti ne parlavano. Una mattina vedemmo arrivare in casa un prete che aveva prestato a mio padre il libro condannato, per chiederne la restituzione immediata, molto preoccupato per il fatto che avremmo potuto averlo già letto.
Durante il fascismo anche Papini era fascista. Scrittore di successo, stava dal lato sbagliato, politicamente, nel dopoguerra ed in contrasto con le autorità religiose.
Si ritirò in convento, dove terminò i suoi giorni.

“lo maté” (*)
Nei primi anni della decade del ’60 lavoravo in una stazione sperimentale agricola in Argentina.
Stavo cercando di intendere e risolvere alcuni problemi relativi alla dinamica dell’acqua nel suolo.
Per caso, e solo per caso, osservai che i rendimenti delle colture erano pressoché uguali, in terreni arati e non arati. Fu una grande sorpresa e fu la nascita della semina diretta o labranza cero o no tillage, come venne poi chiamata. Era la soluzione di molti problemi di conservazione del suolo e dell’acqua. Ma era anche una pratica agricola completamente nuova e contraria alle opinioni diffuse in quei tempi. E non fu accettata, naturalmente.
Ma una decina d’anni dopo cominciò a diffondersi tra gli agricoltori, nel paese, e poi in America, in Africa e in Asia.
Ma ritorniamo ai primi anni del ’60.
Una mattina un mio aiutante di campo si precipitò in ufficio, senza molti complimenti, ed esclamò: -dottore, questa gliela devo raccontare!
-Lei sa che presto mi sposerò ed il prete ha voluto che, insieme ad alcuni altri, partecipassi ad un corso di preparazione al matrimonio. Quando fummo tutti riuniti in una piccola sala, a lato della chiesa, lui cominciò la lezione.
-Voi sapete che il matrimonio è questo,….significa quest’altro…., infine , come tutto ciò che si vuole riesca bene, ha bisogno di preparazione.
-E poi tra voi alcuni lavorano in una sperimentale agricola…. e voi che fate prima di seminare?
-Scegliete le semente, preparate il campo, lo arate…
A questo punto io l’ho interrotto alzando la mano e, in piedi, ho detto:
-Ma no…no, noi seminiamo senza arare il campo!
-E “lo maté”(*) , perché il pover’uomo non capiva di cosa stessi parlando.
E l’aiutante diceva questo sorridendo, come persona partecipe della scoperta di cose nuove, ignorate dai più.
(*) L’ho lasciato senza parole.

Tutto cambia.
All’inizio della storia gli uomini vedevano una pietra, un albero o qualche altra cosa e nessuno metteva in dubbio che si trattasse di una pietra o un albero.
Poi San Tommaso d’Aquino regolamentò tutto questo: se l’organo era sano, la distanza appropriata e non so che altro, effettivamente si trattava di una pietra o di un albero così come si vedeva.
Poi Cartesio ebbe il coraggio di suggerire il dubbio sistematico e le cose si complicarono. Bisognava dimostrare che ciò che si vedeva o udiva era effettivamente così e non un inganno dei sensi.
È Hume andò molto più lontano. L’uomo poteva solo affermare che ad un determinato fatto seguiva un altro e, per ora, sempre lo stesso. Però nessuno poteva garantire che che anche domani la cosa si sarebbe ripetuta.
E Kant riprese questa idea sostenendo che la nostra mente operava secondo una categoria causa-effetto. La fisiologia della materia pensante operava in questa forma.
Ma ultimamente ho letto che la luce non sempre si propaga in linea retta. Anch’essa è soggetta alla forza di gravità e se questa è sufficientemente grande , il raggio luminoso si curva.
Nell’universo la fisica segue, forse, leggi diverse da quelle operanti nel nostro piccolo mondo.

Ricordi
Compiuti ottant’anni, ho alcuni ricordi, e credo siano i primi della mia vita, che non sono mai riuscito a cancellare. Un cavallo a dondolo di legno, più grande di me. Un regalo, ma io mi spaventavo perché si muoveva non appena lo toccavo. E poi un orologio. Aveva le lancette che si muovevano ed io mi arrabbiavo e piangevo perché non riuscivo ad aprirlo per vedere chi era che, da dentro, muoveva le lancette. Nessuno mi aveva ancora parlato del motore immobile!
Ancora una: eravamo a tavola ed io feci ridere tutti con una mia risposta. Mi avevano regalato un libro. Era grande, bello ed illustrato. Era la storia del Guerrìn Meschino. Me lo avevano letto. Io non sapevo ancora leggere. Era la storia di un cavaliere errante che cercava i suoi genitori e, a cavallo, con l’armatura d’acciaio, vinceva sempre tutte le sfide e le battaglie. Mio padre mi chiese:
-Perché il Guerrìn Meschino, vinceva sempre?
Ricordo che io pensai un poco. Che fosse il più forte non mi sembrava la risposta giusta. Se era nato più forte degli altri, lui che merito aveva? Non mi rimaneva che l’altra risposta:
-Era fortunato- dissi e tutti risero di cuore.

Tutto un mondo, nei libri
In una stazione sperimentale, in Argentina, mi assegnarono un un giovane, laureato di recente, affinché si familiarizzasse con il lavoro che stavamo svolgendo.
Una volta, parlando del più e del meno, gli chiesi se gli piaceva Jack London.
-E chi è- mi rispose.
-È l’autore di Zanna Bianca, Martin Eden, Il richiamo della foresta. Li avrai letti, immagino.
Un secco no, fu la risposta.
-Ma allora cosa ti piaceva leggere, quando eri ragazzo? Dostoievski, Tolstoi?
-No. Noi leggevamo giornaletti.
Non insistei. Però pensavo a quando io ero ragazzo e passavo gran parte del tempo libero leggendo.
Ci fu un anno in cui avevo preso l’abitudine di leggere prima di dormire ed ogni giorno leggevo qualche pagina in più del giorno precedente, sino ad arrivare a spegnere la luce ai primi chiarori dell’alba. Fu abbastanza difficile adattarmi di nuovo ad un orario normale.
Nel vecchio palazzo dove abitavamo, non lontano dal grande portone d’entrata, c’era un corridoio stretto che portava a due stanze indipendenti, nelle quali mio padre conservava i suoi libri. Mio padre si era laureato a Bologna nella prima metà del novecento e, con i suoi amici, aveva l’abitudine di andare a teatro dopo cena. Tutte le volte che vedeva una nuova commedia comprava il libro corrispondente. Tutti quei libri, ora, erano conservati nelle due stanze. Quando li scoprii, cominciai a leggerli. Alcuni scomparvero immediatamente. Mio padre non riteneva fossero adatti alla mia età. Scomparve il De profundis del dandy inglese Oscar Wilde, ma potei leggere Il suo Principe felice. E scoprii Pirandello, con i suoi magnifici dialoghi. Splendido mi parve Liolà, ma non degno della sua bravura Il fu Mattia Pascal. Bello l’Enrico IV, che deluse tanti spettatori che si aspettavano di vedere un dramma storico. Mi diedero molto da pensare i Sei personaggi in cerca d’autore e Così è(se vi pare). Ricordo Pel di carota, di Renard, Cyrano de Bergerac, di Rostand, Sly di Forzano e le bellissime opere scritte da Sem Benelli: La cena delle Beffe, l’Arzigogolo, L’amore dei tre re.
Il povero Sem Benelli, con i guadagni dei primi successi, aveva costruito un castello a picco sul mare, che poi non poté mantenere e visse nella casetta destinata al custode.
È nell’immediato dopoguerra arrivarono i libri di Cronin, Galsworthy, Llewellyn. Degli ungheresi, come “l’amante dell’orsa maggiore” di Piaseki e di tanti altri di autori.
Non credo che tutte queste opere siano più presenti nelle librerie, oggidì. Solo i vecchi, possibilmente, le ricordino. Ma in quelle due stanzette, da ragazzo, trovai tutto un mondo nuovo, che arricchì la mia vita.

Gli indios Kilmes
Tutti abbiamo letto, da giovani e visto al cinema le storie della conquista del Far West e delle guerre contro gli indios. Ma chi ha mai sentito parlare, in Europa, dei Kilmes? Ed erano tribù forti, guerriere, che vissero in Argentina e non sopportarono la dominazione straniera e, alla fine, si estinsero quasi completamente.
Gli spagnoli, invece di Kilmes, scrivevano Quilmes, e Quilmes è la marca di una birra molto diffusa in Argentina. È anche il nome di una città, vicina a Buenos Aires. E la birra si chiama Quilmes perché fabbricata nella città dello stesso nome, e la città si chiama così perché nella località furono deportati gli ultimi Kilmes.
Alla fine erano schiavi degli spagnoli e lavoravano nell’estrazione del materiale che si usava per preparare la calce e costruirono la città , che prese il loro nome. Dall’anno 1400 vivevano nel Nord-Ovest dell’Argentina. Erano guerrieri e si ribellarono più volte agli spagnoli. Finalmente furono vinti, non con le armi, ma solo con la sete e la fame. Erano assediati e gli spagnoli fecero in modo che non avessero più accesso all’acqua. Non avevano più alimenti e si arresero. Non tutti. Molte donne si gettarono nel vuoto dalle scogliere con i loro bambini, piuttosto che accettare la schiavitù.
Furono deportati. Dopo aver percorso, a piedi, più di mille chilometri, solo poche centinaia arrivarono a destino, vicino a Buenos Aires. I pochi rimasti oggidì, hanno perso la loro lingua e la loro religione. Adorano la Pacha Mama,o Madre Terra e credono in qualcosa che è un ibrido tra il loro credo originario ed il cristianesimo.
I cubani non sanno a sciare
Eravamo nella decade del ’60. Vivevo a Roma. Sul Terminillo c’erano buone piste di neve e si poteva sciare per vari mesi dell’anno. Da Roma a Rieti, alla base del Terminillo c’erano solo 70 chilometri, che si potevano percorrere facilmente il venerdì notte, terminato il lavoro, o il sabato mattina. Da Rieti autobus appositamente attrezzati, portavano i turisti sino ai campi di sci. Considerando il tempo necessario per il ritorno, rimaneva più di un intero giorno da passare sulla neve. Con frequenza, in inverno, trascorrevo così il fine settimana.
Una volta , sull’autobus che ci portava ai campi di neve, c’erano tre giovani, molto chiacchierini.
Erano studenti cubani. Dicevano che vivevano a Roma con borse di studio ed erano venuti al Terminillo per conoscere la neve che , a Cuba, non avevano mai visto. Ma non erano vestiti per stare sulla neve. Portavano scarpe basse, pantaloni comuni ed una giacca. È neppure una sciarpa.
I passeggeri, seduti vicino a loro, provarono a spiegare che non era prudente andare sulla neve vestiti così ed ancora meno nei giorni di vento o nevischio. Ma loro non si dettero per intesi.
Non volevano sciare, dicevano, ma solo giocare un po’ su quella superficie così bianca e soffice.
Arrivati a destino, scesero i primi passeggeri, poi i tre cubani che cominciarono a correre e saltare sulla neve recente. Quando ancora l’autobus non si era vuotato, i tre erano già di ritorno davanti all’entrata e chiedevano, per favore, che li lasciassero salire perché avevano freddo. Avevano le scarpe piene d’acqua ed i vestiti zuppi.
Gli autisti li fecero entrare e conservarono il motore dell’autobus acceso per scaldarli un po’, ma li avvertirono che dovevano aspettare almeno una mezz’ora prima di arrivare in città, dove avrebbero potuto asciugarsi, per non prendersi un bel raffreddore. Dalle loro facce si notava che erano molto delusi. Tutti i presenti sorridevano e scherzavano parlando dell’accaduto.

Fascismo.
Il fascismo nacque in Italia, per opera di Mussolini, dopo la prima guerra mondiale. Era un periodo molto difficile politicamente ed economicamente. Da pochi anni era finito il conflitto che aveva diviso il paese in pacifisti ed interventisti. Nel dopoguerra nacque un movimento politico nazionalista e rivoluzionario e fu instaurata la dittatura. In ogni campo prevalse la violenza. Ai nostri giorni si denominano come fascisti i regimi dittatoriali più svariati.
Quando io frequentavo il ginnasio il regime di Mussolini trionfava in Italia e tutti gli studenti dovevano partecipare, il sabato pomeriggio, ad una parodia di esercizi militari, in divisa e con un moschetto di dimensioni ridotte, adatte a ragazzi di quell’età.
Uno di quei sabati, non ricordo per quale motivo, mi fu ordinato di andare in un cortile prossimo a quello nel quale noi eravamo. Il cortile era pieno di ragazzi in divisa, organizzati in plotoni. A lato di ciascun plotone c’era un caposquadra che dirigeva esercizi militari.
-“Uno, due, uno due”… “ avanti march”…” dietro front” e così via.
I ragazzi dovevano essere allineati e marciare all’unisono, al ritmo delle grida del caposquadra. Ma non tutti erano ugualmente bravi. In particolare uno, piuttosto grassoccio, ubicato sulle fila esterna del plotone, mostrava difficoltà nel seguire il ritmo della marcia. Il caposquadra si fermò e, quando il maldestro fu a suo fianco, fece due passi adeguandosi al suo ritmo e, contemporaneamente, prima con la mano sinistra, poi con la destra, lo colpì sul sedere, facendo seguire al tutto un bel calcio. Tutto fu tanto rapido che, si potrebbe dire, fu piacevole vedere tanta agilità. Sembrava un elegante esercizio ginnico. Ora, dopo tanti, tanti anni, quando leggo o ascolto la parola fascismo, non penso a definizioni politiche, ma solo a quella violenza. Mi risovviene, ben nitida, quella scena.
Questo per me è fascismo.

Plinio, il vecchio.
Mi hanno regalato un libro: “Storia Naturale” di Plinio. Sì, di Plinio il vecchio, che morì sulla sua nave, nella baia di Napoli nell’anno 79, per essersi troppo avvicinato al vulcano, per studiare meglio l’eruzione che distrusse alcune città. Ricordo di averlo tradotto, in parte, al liceo, tanti anni fa.
La “Storia Naturale è una specie di enciclopedia dei tempi degli antichi romani. Plinio dà informazioni su animali, vegetali, acque più o meno potabili. Accenna anche a malattie, medicine, magìa e parla molto male dei medici. La maggior parte di queste informazioni sono tratte da altri scritti. Molte anche da Aristotele, ed è fantastico constatare quante stupidaggini scrisse quest’ultimo per ciò che riguarda la biologia! Aristotele è Aristotele, un pilastro della filosofia, anche se vissuto più di duemila anni fa. Chi non ha letto “Il nome della rosa”?
Ma ritornando a Plinio, ho avuto alcune sorprese. In un capitolo l’autore parla di “generazione spontanea”. Ed io che credevo fosse un modo di dire per risolvere il problema dell’apparizione di organismi dei tempi di Lazzaro Spallanzani, che visse nel 1700! Ho anche appreso che Nerone faceva bollire l’acqua e la raffreddava nella neve, prima di berla. È certamente non sapeva nulla di microbi ed altri microrganismi che fanno venire il mal di pancia.
Plinio dice anche cose sorprendenti a proposito dei ferri di cavallo trovati per strada, cosa che anche ai miei tempi, quando ero ancor giovane, succedeva alcune volte. Se se ne trova uno e si raccoglie e conserva in qualche posto, si può stare tranquilli di non soffrire il singhiozzo, sempre che si ricordi il luogo dove il ferro è stato riposto. Io ho un ferro di cavallo , trovato per strada, appeso da tanti anni ad un ramo di un albero nel giardino e, pensandoci bene, in tutti questi anno non ho mai avuto il singhiozzo!
Sapienza degli antichi romani!

E nacque la scienza.
….e l’uomo cominciò a parlare e con la parola nacque il pensiero.
Ma alcuni dicono il contrario, perché esistono i pappagalli. Allora prima il pensiero, poi la parola. Ma il problema dei pappagalli rimane.
Gli uomini quando morivano non si muovevano e non parlavano più ed era difficile accettare l’idea che un uomo morto non esistesse più. Quindi si fece strada l’idea che almeno il pensiero appartenesse all’anima che, alla morte, come una nuvoletta, lasciava il corpo e ascendeva al cielo.
Ma gli uomini vivevano per un certo periodo di tempo(gli anni non erano stati ancora inventati) e vedevano un sacco di cose che non avrebbero neppure potuto immaginare. Come erano nate? Così nacque Dio, o meglio nacquero tanti Dei, ognuno con la sua specialità.
Ma queste erano idee solo di pochi privilegiati. Alcuni eletti si occuparono di riunire tutte queste buone idee in religioni e di predicarle alle masse ignoranti. E se alcuni, i più testardi, non volevano credere venivano eliminati in vari modi.
Nacque così la fede.
Le leggi della fede venivano predicate. Solo più tardi furono scritte, ma i libri erano pochi in quei tempi (mancava la carta!) e, nei buoni tempi antichi, erano poche anche le persone che sapevano leggere e scrivere.
Ma la fede dava soluzioni a tutti i problemi. Bisognava credere e basta.
Però col trascorrere del tempo ebbe origine la scienza. Molto lentamente e con qualche problema all’inizio. Bisognava andarci piano, con i piedi di piombo, perché si trattava di dare soluzioni razionali ad alcuni problemi che la fede affermava d’aver risolto.
E l’uomo apprese, con la scienza, innumerevoli cose, in particolare come è fatto e come si muove questo nostro mondo. (Infatti è andato anche sulla luna!).
Ma più cose apprendeva, più numerosi erano i nuovi problemi che si presentavano.
Ora si sanno tante, tante cose nuove, ma nascono anche difficoltà mai immaginate.
Il tempo e lo spazio, per esempio, erano cose semplici, come le avevamo studiate a scuola. Ma tempo e spazio infinito cosa significano? Si scrive anche che l’universo si espande, creando nuovo spazio-tempo. Difficile da capire.
Ma se lo dicono i nostri saggi, bisognerà crederlo.
Sembra anche che un determinato intervallo di tempo non sia sempre uguale in tutte le condizioni. In un campo gravitazionale, per esempio, due orologi, uno sulla terra e un secondo posto su un aereo che fa il giro del mondo, indicano tempi diversi. La fisica terrestre non è valida in tutto l’universo. Altro mistero incomprensibile.
Anche tra i matematici, solo alcuni intendono quelle benedette formule che lo dimostrano. Sono geometrie difficili. E di nuovo si dovrà aver fede?
Gli antichi testi religiosi erano scritti in lingue che solo alcuni conoscevano. Dicevano verità che la la maggioranza dei mortali non poteva leggere. E bisognava credere.
Ora di nuovo, la maggior parte dei comuni mortali non conosce quelle orribili matematiche che rivelano verità difficili da immaginare. Bisognerà credere a quello che i nuovi sapienti ci dicono?
Ci dicono anche che la luce è fatta di radiazioni, che sono onde di varia lunghezza o pacchetti di energia. E lo spettro delle radiazioni è grande, con onde di lunghezze chilometriche e lunghezze minori, microscopiche e la porzione dello spettro che noi possiamo vedere è solo una piccolissima frazione del tutto.
E come vedremmo questo nostro mondo se i nostri occhi fossero sensibili alle macro-onde o alle micro? Forse penseremmo che Gulliver era privo di fantasia.
Certo che se invece di spendere soldi per fabbricare carri armati e portaerei, li investissimo nella ricerca, quante belle cose potremmo scoprire nei prossimi tempi in questo nostro universo che, forse, non è neppure il solo esistente.
Ma bisognerebbe far presto, perché io sono vecchio e c’è il rischio che non riesca a vederle.

Inmigrantes y Exiliados Destacados

ESCRIBE RICARDO OSTUNI

…buscamos ubicar a los italianos
describiendo qué papel realmente
tuvieron en la formación de la
Nación.
G. Gradenigo

…No hay un solo rincón de la tierra
en que no palpite algo de Roma.
Leopoldo Lugones

El tango rioplatense ha sido cocinado,
aderezado y servido por los italianos y sus descendientes.
Daniel Vidart

Los textos clásicos sobre los orígenes del Tango, no le conceden sustantiva influencia a la inmigración italiana. La mayoría de los ensayistas e investigadores, salvo puntuales excepciones, sólo han hurgado en los supuestos antecedentes negros (el candombe), españoles (el tanguillo andaluz), criollos (la milonga) o caribeños (la habanera), con descuido de la posible nutriente peninsular que tanto influyó en el diseño de nuestras costumbres.
Una de las excepciones es José Gobello, quien será reiteradamente citado en estas páginas; otra, el sociólogo y antropólogo uruguayo Daniel Vidart, no obstante que, en sus ensayos, prefirió soslayar el análisis profundo de esa probable influencia…y del innegable papel de difusores del género que tuvieron los italianos. Tal vez corresponda citar también al escritor José Antonio Saldías que asentó enfáticamente la prosapia italiana del Tango en su sainete El bandoneón de 1926 e incluso a Jorge Luis Borges aunque opinara negativamente del tango maleado por la inmigración. Pero no son muchas más los que se han apartado de los esquemas clásicos y, en todo caso, lo han hecho sólo para referirse a los hijos de la inmigración.
Aún así, nadie puede desconocer, ni minimizar cuánto ha influido la inmigración italiana en las costumbres del Río de la Plata, cuánto ha contribuido a su cultura y a su historia, aunque las más de las veces sólo se la considere por su incidencia demográfica en la venturosa Argentina de fines del siglo XIX.
En 1881 el Comisario General de Inmigración, Samuel Navarro, escribía en su informe anual al Ministerio del Interior: En la República Argentina la inmigración italiana representa lo que la alemana en los Estados Unidos; es la más numerosa, la más preponderante, la más industriosa, social y comercialmente hablando. La inmigración italiana participa de todos los ramos de la agricultura, de la industria y del comercio, desde las más bajas hasta las más elevadas posiciones; es la que representa los mayores porcentajes respecto a las propiedades; domina en el ramo de las bellas artes y en algunas también ejercita el monopolio; es dueña y señora de la marina mercante y del servicio de las embarcaciones menores en todos los puertos de la República. Representa el mayor número en las colonias…posee en la capital 17 sociedades filantrópicas y de socorros mutuos, numerosas escuelas que el gobierno de Italia subvenciona y un grande y bien instalado hospital… y para decirlo todo de una vez, la inmigración itálica es la que más se asimila con las costumbres y tendencias del pueblo argentino y la única que, sola, ha organizado una exposición.
Pocos años después, en 1907, Giuseppe Parisi publicó en Roma, una Storia degli italiani nell´Argentina –cronológicamente la primera, tal vez-, en la que, de otro modo, repitió los mismos conceptos de Navarro: no existe un solo palmo de terreno cultivado, ni una sola casa edificada, que por lo menos un ojo italiano no haya visto y luego manos italianas no se hayan apurado a… esparcir en ellos todos los beneficios de la civilización y del progreso humano.
Más enfático aún fue Emilio Zuccarini, en cuyo libro Il lavoro degli Italiani nella Repubblica Argentina, dal 1516 al 1910 – Studi, leggende e ricerche, aparecido en Buenos Aires en los días del Centenario, asentó este sólido juicio: Italia dio a la Argentina la población que ésta no tiene y la Argentina, en devolución, les dio (a los inmigrantes) el pan que éstos no tenían.
Plumas de los dos continentes –no sin alguna hipérbole- celebraban por ese tiempo, el fenómeno inmigratorio italiano, aunque hubo también voces que no escatimaron su rechazo como lo testimonia Guillermo Wilken en su libro Las colonias publicado en 1873: Está bastante divulgada y generalizada una opinión adversa a la inmigración italiana… En los capítulos siguientes no se ahorraran nuevos ejemplos.
Es ajeno a estas líneas todo detalle biográfico o anecdótico. Los protagonistas de este libro son, en su innominado conjunto, los hijos de la Italia peregrina que arribaron fuertes y modestos, estoicos y sufridos, pero provistos de la fe necesaria para la acción y la empresa. Pocas liras en sus alforjas, algunos utensillos de labranzas, ciertas herramientas que identificaban un oficio o artesanía, tal vez una lágrima apuntando en los ojos y alguna canzoneta en los labios nostálgicos…En ocasiones, en el fondo de una valija sinfónica, un acordeón o un mandolín; otras, un tomo que guardaba en tres cánticas inmortales, la esencia del Infierno, el Purgatorio y el Paraíso. (Luis Mercadante – La colectividad italiana en la Argentina / Alzamor Editores 1974) Tanto los primeros que llegaron con la expedición fundadora de Pedro de Mendoza, como los últimos que lo hicieron en 1947 al amparo de la ley 14.345, forjaron esa ligazón de sangre y de fe que une a las dos naciones.
En todos los campos, en todas las disciplinas del arte, la ciencia y el saber de la Argentina, hay italianos que honraron, por igual, a las dos patrias: el padre salesiano Juan Cagliero; el profesor Francisco Capello; el historiador Leopoldo Longhi de Bracaglia; el naturalista, zoólogo y escritor Clemente Onelli; el humanista Matías Calandrelli; el botánico Carlos Spegazzini; el científico, filósofo y político Jose Ingenieros, los poetas Alfredo R. Bufano, Antonio Porchia y José Portogallo (José Ananía); el escritor y profesor Roberto Giusti; la escritora Syria Poletti; los maestros de música y compositores Cayetano Gaito, Alfredo, Armando y Rafael Schiuma y Vicente Scaramuzza que dieron prestigiosos discípulos al arte musical de la Argentina; el sabio Florentino Ameghino; el altruista Luis Viale; el empresario Antonio Devoto; el filántropo Félix Fernando Bernasconi; el Comandante de Marina Tomás Espora; el coronel Juan Bautista Ciarlone – castellanizado Charlone, héroe de Curupaytí- y cientos –miles- de sacerdotes, docentes, periodistas, actores, editores, geógrafos, juristas, filósofos, antropólogos, sociólogos, científicos, matemáticos, pintores, médicos, ingenieros, políticos, militares, sindicalistas y especialmente músicos que descollaron en el país. Todos ellos son parte de nuestra historia nacional.
Existe una abundante bibliografía sobre esta gesta inmigratoria en su conjunto. Mucha será citada a lo largo de este trabajo, otra podrá consultarse en distintos ámbitos: asociaciones e institutos de cultura italiana, consulados y archivos. Pero por razones que ignoro –aunque intuyo- ninguna ha recogido la presencia italiana en el Tango, tan notoria como fecunda, desde los tiempos fundacionales de nuestro arte popular. Todas incurren en su deliberada o prejuiciosa omisión que este libro quiere reparar . Al menos ese es uno de sus propósitos.

Inmigrantes y Exiliados Destacados

Mi Bobe Shiguene

 

mi bobe.jpg

Ya se siente el olorcito a Knishes. ¡Falta poco para que llegue Mi Bobe Shiguene!

http://www.youtube.com/user/yoktime#p/a/u/0/trerLMtCjnc

YOK
info@yoktime.com

Colectividades Argentinas

AIRES DEL PLATA

por Valeria Rowinski

SOCIEDAD DE VEDRA
José Mármol 760
Buenos Aires - Argentina
Tel/Fax: (54-11) 4931-3448
info@vedra.com.ar

Colectividades Argentinas

Un crimen secundario

uncrimens.jpgMarcelo Birmajer
Rafael Segura (Ilustrador)

ISBN: 950-581-204-3
Código interno: 101204-4

Precio: $ 27.00

Colección: La Movida
Formato:140 mm x 200 mm
Encuadernación:Rústica Binder
Páginas:110
Editorial:Ediciones Colihue
Año de edición:1992

Materia: LIBROS JUVENILES -> LITERATURA -> NARRATIVA -> NARRATIVA JUVENIL CONTEMPORANEA
Destinatarios: Libros para niños y jóvenes -> Ficción Agregar comentario

Reseña:

El Banco Restive ha sido robado y dos estudiantes se ponen a investigar por su cuenta. ¿Por qué todas las pistas los conducen a su propio colegio? ¿Puede convertirse el misterio policial en un enigma histórico? ¿Qué tiene que ver el sable del Libertador General San Martín? Incluye páginas de historieta.

http://www.colihue.com.ar/fichaLibro?bookId=924

Colectividades Argentinas

UN POEMA DE RICARDO OSTUNI

Duendes (En el Tortoni)

A mi mesa de siempre me he llegado
con el arrastre de un atorro endémico
a lastrar de raje un académico
con un choppe de sidra bien tirado.

Un chamuyar de dominó y de dado
copa el aire con rumor polémico.
Veo los ojos de Julián, anémico,
horadando la niebla del pasado.

Y descubro otras sombras a mi lado.
Entre tanto ir y venir de paso histérico,
con serena quietud por mi costado
vagan sombras de soñar quimérico.

¿Fina Alfonsina, Baldomero alado?
Viven Tortoni en tu feca homérico.

http://www.todotango.com/spanish/biblioteca/poemas/poema.asp?id=1248

Inmigrantes y Exiliados Destacados

una historia de pioneros alemanes en patagonia

una historia de pioneros alemanes en patagonia.jpgNuevo libro sobre la colonización alemana en Patagonia de Ernesto Maggiori.

A diferencia de “Colonias alemanas en Patagonia argentina” que estaba dedicado a los grupos que integraron las colonias organizadas como tal; éste nuevo libro está centrado en historias de vida de pioneros alemanes, cuyos proyectos individuales de vida transcurrieron desde el siglo XIX y principios del XX en los llamados Territorios Nacionales del área patagónica. Sumamente contextualizados, estas verdaderas crónicas están basadas en documentos privados, fotos particulares en la mayoría de los casos y entrevistas con descendientes familiares.
El lector entre sus capítulos encontrará referencias a la influencia de Punta Arenas en la etapa poblacional y fundacional del de Santa Cruz, los aportes de la Sociedad Científica Alemana a las exploraciones del territorio, o una detallada descripción de las firmas alemanas que desde el Estrecho de Magallanes extendieron sus redes comerciales, sus agentes y empleados sobre la Patagonia argentina. Contiene el relato de los testimonios de vida de esforzados pioneros como la familia Hahn, los hermanos Bitsch, Lenzner, Beherens – Böhme, o casos extraños como el de Federico Otten. Aparece la vida de Carlos Helmich, un artillero de la fábrica Krupp convertido en agente de tierras y ganadero santacruceño. Junto a estos casos de esforzada y muchas veces aislada vida particular, el libro contiene datos de las primeras fundaciones de pueblos patagónicos como San Julián, Río Gallegos, Caleta Olivia, Comodoro Rivadavia, etc.
Ernesto Maggiori se dedica a la investigación de temas patagónicos desde hace muchos años, sus libros abarcan temas de frontera relacionados con la historia antigua patagónica, la inmigración y los conflictos que conformaron el pasado. Dedicado por más de quince años a la inmigración alemana; éste libro, elegido por la Embajada de la República Federal de Alemania entre los seleccionados por el tema del Bicentenario, contó con el apoyo económico de esta y otro aporte del Colegio Primo Capraro de Bariloche. Quién desee ahondar más en esta historias relacionadas con la inmigración alemana deberá tener en cuenta varios de sus libros. Especialmente “Voces de un pasado todavía presente” y “Colonias alemanas en Patagonia Argentina”.
Es autor además de “Historias de Frontera” que lleva ya tres ediciones, “Historias del Valle de Genoa”, libro centrado en la población de Gobernador Costa con dos ediciones.
Eo otro libro reciente esta centrado en los temas de frontera siguiendo esta temática comenzada hace años con “Historias de Frontera” cuando aún poca bibliografía se especializaba en esos temas.
Se llama “Resistencia social y casos de bandidaje en Patagonia” y esta editado por el grupo Tela de Rayón del diario Jornada. El libro esta prologado por el historiador Pablo Lopresti de la UNPSJB. Actualmente está trabajando en la edición de la historia de Tecka en Chubut.

Para conectarse directamente con el autor su correo es: emaggiori@yahoo.com.ar y los libros podrán adquirirse contrareembolso o en las distintas librerías de Buenos Aires o patagónicas que el autor le indicará por correo electrónico.

Libro impreso a papel ilustración, 211 páginas: Precio del libro 65 pesos.

www.ernestomaggiori.com.ar

Inmigrantes y Exiliados Destacados

CONCURSO DE PALABRAS DE ORIGEN GRIEGO

PRESENTES EN EL IDIOMA ESPAÑOL

PARA JÓVENES DE ORIGEN GRIEGO ENTRE 10 Y 18 AÑOS DE EDAD

La Región de América Central y Sur del Consejo de los Griegos en el Exterior, S.A.E., siempre preocupada de la Juventud y la preservación y difusión de nuestra milenaria lengua helénica, ha decidido convocar, con el apoyo de la Red de la Cultura de la Región, el presente concurso, vigente del 15 DE FEBRERO HASTA EL 30 DE MAYO DE 2011, con el afán de recopilar y difundir este acervo cultural.

Tema: PALABRAS DE ORIGEN GRIEGO EN EL IDIOMA ESPAÑOL

BASES DEL CONCURSO
1. Descripción del Concurso: El CONCURSO «PALABRAS DE ORIGEN GRIEGO PRESENTES EN EL IDIOMA ESPAÑOL» consiste en la evaluación por un Jurado ad hoc de la colección, lo más extensa posible, de palabras de origen griego presentes en el idioma español, de acuerdo a los siguientes términos.
2. Podrán participar todos los jóvenes griegos y descendientes de griegos que residan en los países de la Región de América Central y Sur.
3. Edad: Entre 10 y 18 años (nacidos después del 01.01.1993 y antes del 31.12.2001).
4. Vigencia: DEL 15 DE FEBRERO AL 30 DE MAYO DE 2011.
5. Los participantes deben elaborar, con la asistencia de un(a) docente, una lista de palabras en idioma español que tengan origen griego. El/la docente debe ser del mismo sexo que el alumno/a. EL/LA DOCENTE NO DEBE SER DE ORIGEN GRIEGO.
6. Se aceptarán tanto las palabras de raíz únicamente griega como también las palabras mixtas:
a. Las palabras de raíz únicamente griega valdrán 1 (un) punto.
Ejemplo: teléfono: del griego, τηλε: lejos, y del griego φωνος: voz, sonido
b. Las palabras compuestas, con un componente de origen griego y otro componente no, valdrán ½ (medio) punto.
Ejemplo: televisión: del griego, τηλε: lejos, y del latín visio: vista
c. Las palabras incorrectas valdrán 1 (un) punto en contra.
7. Para participar en este Concurso se debe presentar una lista de a lo menos 100 (cien) palabras.
8. Los participantes deberán enviar:
a. un sobre cerrado sobre el cual debe figurar SOLAMENTE EL SEUDÓNIMO del participante, conteniendo:
i. 1 (un) CD con la lista alfabética de palabras, escrito en procesador de texto Word, hojas tamaño Carta, letras Calibri cuerpo 12. El seudónimo no debe haber sido utilizado en anteriores concursos, cualquiera haya sido la convocatoria.
ii. 4 (cuatro) copias impresas en papel tamaño carta de la lista.
b. Un segundo pequeño sobre cerrado, sobre el cual debe figurar SOLAMENTE EL SEUDÓNIMO del participante, conteniendo una nota digitada en computadora, letra Calibri tamaño 12, indicando:
i. DATOS DEL PARTICIPANTE:
 Seudónimo
 Nombre completo (tal como figura en su C. de Identidad o Pasaporte)
 Fecha y lugar de nacimiento (adjuntar partida de nacimiento)
 Clase que cursa
 Dirección, Teléfono, E-mail
 Nº de Carnet de Identidad o Pasaporte
 Ascendencia griega: padre, madre, abuelo, abuela, etc.
ii. DATOS DEL(DE LA) DOCENTE:
 Nombre completo (tal como figura en su C. de Identidad o Pasaporte)
 Fecha y lugar de nacimiento
 Dirección; Teléfono; E-mail
 Nº de C. de Identidad y No. de Pasaporte
iii. iii. DATOS DEL COLEGIO:
 Nombre
 Nombre del/de la directora/a
 Dirección, teléfono, E-mail
c. Ambos sobres deben ser enviados en un solo sobre cerrado a:
CONCURSO DE PALABRAS DE ORIGEN GRIEGO PRESENTES EN EL IDIOMA ESPAÑOL
Consejo de los Griegos en el Exterior
Gral. Holley 2381 Torre B Oficina 1103 – Providencia
Santiago, CHILE
9. El envío de la obra podrá efectuarse mediante Correo Certificado, o por cualquier otro medio de transporte. El Certificado de Correos, Boleta o Guía respectiva, deberá señalar claramente la fecha de envío para así comprobar que fue despachada antes del último día del plazo de entrega.
10. Los envíos que no cumplan con las especificaciones precedentes quedarán automáticamente fuera de concurso.
11. El sobre pequeño con la inscripción del seudónimo será abierto en presencia del Coordinador de la Región, Sr. Nikiforos Nicolaides, y del Jurado del Concurso, una vez que éste haya emitido su fallo y redactado el respectivo documento.
12. EL PLAZO DE RECEPCIÓN DE LOS TRABAJOS A CONCURSAR VENCE IMPOSTERGABLEMENTE A LAS 12:00 HORAS DEL DÍA 30 DE MAYO DE 2011.
13. Incompatibilidad: Los familiares de los miembros del Jurado en su totalidad, no podrán participar como autores de trabajos presentados en este certamen. LOS DOCENTES QUE COLABORARÁN CON LOS AUTORES NO DEBEN SER DE ORIGEN GRIEGO.
14. Criterios de evaluación: Los trabajos serán evaluados en cuanto a la cantidad de palabras presentadas, según lo indicado en el punto 6, calidad del contenido, presentación, lenguaje, etc.
15. El propio Jurado deberá emitir su voto en forma personal el día que corresponda, en Sesión de Deliberación y convocada por el Coordinador de la Región.
16. El Ganador será informado oportunamente del resultado del Concurso por correo electrónico (e-mail) y carta certificada a partir del 1º de julio de 2011. Si, a pesar de los esfuerzos razonables de la Oficina del SAE de la Región de América Central y Sur, no se pudiere contactar al ganador dentro de los 15 (quince) días contados a partir del primer intento de notificación, el ganador perderá su premio y será reemplazado por el asignado en segundo lugar por el Jurado del Concurso.
17. El premio de este Concurso consiste en UN DIPLOMA Y DOS PASAJES con seis días de hotel en ATENAS, GRECIA, PARA EL GANADOR(A) Y SU DOCENTE, QUIEN DEBERÁ SER DEL MISMO SEXO. El viaje deben realizarlo juntos. El ganador, como es menor de edad, necesita el permiso de menor firmado por los padres autorizándolo a viajar en compañía del/ de la Docente.
18. El viaje consistirá en lo siguiente:
a. Pasaje de avión de ida y vuelta en clase turista para dos personas a Atenas, Grecia, desde el aeropuerto internacional más cercano al lugar de residencia del Ganador;
b. Seis noches de hospedaje para el Ganador y su maestro(a) en hotel que seleccione el SAE de la Región de América Central y Sur (una habitación para dos personas).Los autores aceptan ceder todos los derechos de sus obras, incluso los de publicación y distribución a la Fundación Consejo de los Griegos en el Exterior, SAE, que queda autorizada para editarlos.
19. El Ganador debe acreditar fehacientemente su ascendencia griega mediante la exhibición de documentación griega oficial de su progenitor griego, enviando copia de la misma por e-mail a la Oficina del SAE.
20. El ganador del premio no puede ceder o transferir el premio a otra persona.
21. EL GANADOR DEL PREMIO Y SU ACOMPAÑANTE DEBEN CONTAR CON TODOS LOS DOCUMENTOS DE VIAJE NECESARIOS, PASAPORTES Y PERMISO DE MENOR. EL GANADOR DEL PREMIO CON SU ACOMPAÑANTE DEBEN REALIZAR EL VIAJE ANTES DEL 30 DE DICIEMBRE DE 2011, DE LO CONTRARIO PERDERA EL DERECHO A RECLAMAR EL PREMIO Y NO SE OTORGARÁ NINGUNA COMPENSACIÓN.
22. El Ganador y su Acompañante deben viajar juntos en el mismo itinerario de viaje. La aerolínea y los pasajes serán elegidos por el SAE de la Región de América Central y Sur. Una vez que las fechas hayan sido reservadas, no se permitirá ningún cambio. El Ganador será responsable de pagar cualquier gasto distinto a los detallados en estas Bases Oficiales.
23. Los participantes aceptan ceder todos los derechos de sus obras, incluso los de reproducción, a la Fundación Consejo de los Griegos en el Exterior, SAE, que queda autorizada para producirlas y distribuirlas.
24. Se deja expresa constancia que el Jurado podrá declarar desierto el presente Concurso, sin expresión de causa alguna y sin que la aplicación de esta medida sea motivo de indemnización y/o reclamo de parte de los concursantes.
25. El material entregado no será devuelto.
26. La participación en este Concurso es voluntaria y supone la aceptación de las bases en su totalidad.
Santiago, Chile, Febrero de 2011.

Invitamos a todos a fomentar en nuestros jóvenes la voluntad de participar en este concurso que
los acercará al alma y la identidad helénicas.

Teodora Tsijli Nikiforos Nicolaides
Coordinadora Red de la Cultura Coordinador
Región América Central y Sur Región América Central y Sur

Mayor información:
tulahh@latinsae.org, tulahadjirallis@hotmail.com

Colectividades Argentinas

CONCURSO DE PROVERBIOS GRIEGOS

ESTIMADOS AMIGOS Y AMIGAS:
La Región de América Central y Sur, preocupada siempre de la Juventud y la preservación y difusión
de la cultura helénica, ha decidido convocar a los siguientes Concursos relativos a la lengua griega,
vigentes a partir del 15 DE FEBRERO Y HASTA EL 30 DE MAYO DE 2011, con el afán de recopilar y dar a
conocer este acervo cultural.
La Red de la Cultura de la Región invita a todos los jóvenes entre 10 y 18 años de nuestra Región,
a participar en los Concursos que se detallan a continuación:

1. CONCURSO DE PROVERBIOS GRIEGOS
Los participantes deberán grabar en un CD o DVD el mayor
número posible de proverbios griegos, recitados por
ellos, o por sus padres, tíos, abuelos, etc., en idioma griego,
con un mínimo de 15 (quince).
El premio consistirá en la entrega de un Diploma y dos
pasajes con 6 (seis) noches de hotel, en Atenas, Grecia, para
el participante y su pariente entrevistado.
Este concurso, permitirá a los jóvenes conocer algo de la
riquísima filosofía popular helénica expresada a través de ingeniosos
proverbios, propiciando, a la vez, que se acerquen e
interactúen con sus mayores griegos, hurgando en su memoria
para que recuerden viejos refranes aprendidos en la Madre
Patria en tiempos pasados.
Tocador de arpa de Keros.
Estatuilla de las islas Cícladas, 2800-2200 a.C.

Invitamos a todos a fomentar en nuestros jóvenes la voluntad de participar en este concurso que
los acercará al alma y la identidad helénicas.

Teodora Tsijli Nikiforos Nicolaides
Coordinadora Red de la Cultura Coordinador
Región América Central y Sur Región América Central y Sur
Santiago, Febrero del 2011

Mayor información:
tulahh@latinsae.org, tulahadjirallis@hotmail.com

Colectividades Argentinas

CENTRO CULTURAL ROSALÍA DE CASTRO

ROAC Nº 2045
Fundado el 7 de Junio de 2001, por la Escritora Stella Maris Latorre.
Sec. Ana María García Médez, Tesorero: José Antonio Vidal (Pepe Vidal)
Dirección Postal: Castro Barros 351 San Antonio de Padua, Buenos Aires (1718) Tel-fax: 0220-4835893/ Cel: 1556347476; rosaliadecastro2045@ciudad.com.ar del exterior 0054-2204835893 0054-91156347476

RECONOCIMIENTOS EN EL DÍA DE LA MUJER 2011 A ELLAS:

Reciben TROFEO:

PATRICIA ÁLVAREZ VALLES: Sec.de acción electoral del PSOE de Bs.As.
LORENA SUÁREZ: Encargada del departamento de comunicación del PSOE de Bs.As.
REBECA ALEGRE: encargada del departamento de la juventud del PSOE de Bs.As.
HERBAS DE PRATA: grupo de mujeres que con sus talleres forman a otras mujeres por la defensa de sus derechos y sobre todo del maltrato y tratas.
MARIA TERESA MICHELON MARTINEZ: Presidente del consejo de residentes españoles.
ANGELA RAMIREZ: enfermera esp. Diálisis y Sec. Inst. del C. Chileno Bernardo O’Higgins el más antiguo en Bs.As.
AURORA IBARRAY NÚÑEZ: Poeta y miembro del Consulado Chileno en Bs.As.
CARMEN MIÑONES: Mujer ejemplar, madre, esposa, abuela de la comisión de la ABC del Partido de Corcubión.
VICTORIA PAZOS: Mujer trabajadora, dedicada y voluntariosa de la ABC del Partido de Corcubión.
DELFINA BLANCO: Actriz, periodista, autora de obras de teatro en Gallego representante de la Asociación hijos del Ayuntamiento de ZAS.
MARIA GONZÁLEZ ROUCO: Periodista, escritora, nieta de gallegos de Lugo y La Coruña, ciudadana argentina y española, por su gran actividad en recoger las memorias de los inmigrantes gallegos.
ALBA QUIROGA: Profesora de Folklore de todas las edades del Partido de Merlo donde fue nombrada ciudadana Ilustre, representa al folklore argentino en todo el país.
FATIMA TUFFAHA: Bailarina de Tango ( Peter y Fátima), artista plástica, profesora de danza, actriz autora de la Varieté presentada en el Homenaje a Rosalía de castro 2009 en el teatro Castelao de Bs.As.
FLORA LEFBAD: mujer ejemplar madre de una niña con síndrome Down, a la cual dedica todo su tiempo.
LILIAN YARDE BULLER: Presidente de Organización de Pueblos y culturas, actriz, cantante, escritora.
ISABEL IRIGOYTIA: Escribana-Abogada: mujer de Gualeguaychú E.Ríos. que trabaja por el bien de la gente, tramitando gratuitamente las jubilaciones y demás trámites a las personas de bajos recursos.
IRMA SELLANES: Mujer trabajadora de la ciudad de LARROQUE E. Ríos.
PERPETUA FLORES: Mujer de Brasil, escritora, periodista conductora de Radio y además viuda de nuestro querido y recordado Arturo Berenguer Carisomo.

Stella MarisLatorre
Directora

Ana María garcía Médez
Secretaria

José Antonio Vidal (Pepe Vidal)
Tesorero

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